Energy Week 2015. “Dal singolo individuo alla comunità internazionale”

Bruxelles, 19 giugno

Di Mirko Lombardi & Laura Bellini

L’evento


Dal 16 al 18 giugno 2015, si è tenuta la settimana Europea dell’energia sostenibile, iniziativa della Direzione Generale per l’energia, coordinata dal EASME (Executive Agency for Small and Medium-size Entreprises), presso due dei principali centri dell’UE, il Charlemagne della Commissione e il Jacques Delors del Comitato delle Regioni. L’argomento di cui si è trattato in questa edizione è stato il ruolo del consumatore e la sua responsabilità nell’Unione Europea.

Suddiviso in tre giorni, il programma si è concentrato su tre categorie principali:

  • l’efficienza energetica,
  • le energie rinnovabili,
  • le autonomie locali.

Importante novità degli “energy days” di quest’anno, comune ad altri eventi organizzati in seno all’UE, è stata la creazione di un “Networking Village”, nelle giornate del 17 e del 18 giugno, al Comitato delle Regioni. Si è trattato di un programma interattivo svoltosi in modo parallelo alle conferenze in Commissione.

L’importanza del cittadino


Grazie all’istallazione di un’applicazione online, ogni partecipante ha avuto la possibilità di scegliere fino ad 8 argomenti da approfondire, tra i 16 disponibili, facendo richiesta di partecipazione ad un breve meeting di pochi minuti, nella fascia oraria dalle 9,00 alle 17,30. In questo modo si è reso possibile una più diretta condivisione delle esperienze e degli interessi tra i partecipanti e un maggiore approfondimento dei progetti presentati dalle organizzazioni aderenti. Questa specifica attività riflette l’intenzione delle istituzioni europee di permettere un maggior coinvolgimento diretto dei partecipanti non solo come “portatori d’interesse” ma anche come cittadini comuni.

È rilevante sottolineare come, nel corso degli anni, la salvaguardia dell’energia si sia posizionata al primo posto tra gli obiettivi dell’Europa. Tuttavia, la tecnologia e le risorse rinnovabili che hanno portato ad una maggiore efficienza dal punto di vista energetico, non sono ancora sufficienti ad incrementare l’interesse nei confronti dell’ambiente da parte dei cittadini europei.

Diventerebbe necessario dunque una più attiva e attenta partecipazione dei consumatori. Attraverso le attività di networking, d’informazione, di condivisione delle esperienze e di cooperazione, ad esempio, si potrebbero coinvolgere e sensibilizzare maggiormente i cittadini e convincere le autonomie locali dell’utilità della promozione di tali azioni, al fine di ottenere il supporto cruciale della popolazione.

La comunità internazionale: la prossima tappa


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Sarà la Francia ad accogliere, a dicembre 2015, la Conferenza delle Parti (COP21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico del 2015. Il principale obiettivo della conferenza sarà quello di raggiungere un accordo internazionale sul clima che limiti il riscaldamento globale sotto i 2° C.

Nel suo report “Energy and climate change” la International Energy Agency (IEA) sostiene che, per avere successo, la COP21 debba poggiare su 4 pilastri, quali:

  • il raggiungimento del “picco” (inteso come calo) delle emissioni entro il 2020.
  • la revisione quinquennale degli obiettivi climatici nazionali;
  • la traduzione dell’obiettivo climatico mondiale in un obiettivo collettivo di emissioni a lungo termine;
  • il monitoraggio dei successi nel settore energetico.

L’obiettivo riguardante il primo pilastro può essere raggiunto solo attraverso l’attuazione di 5 misure da parte dei Paesi, senza modificare le proprie prospettive economiche e di sviluppo:

  • aumentare l’efficienza energetica nell’industria, nell’edilizia e nei trasporti;
  • ridurre l’uso delle centrali elettriche e vietarne la costruzione;
  • aumentare degli investimenti in tecnologie delle energie rinnovabili da 270 miliardi di dollari del 2014 a 400 miliardi di dollari nel 2030;
  • eliminare gradualmente i combustibili fossili;
  • ridurre le emissioni di metano nella produzione di petrolio e gas.

Questi impegni dal punto di vista climatico potranno fare la differenza nel settore energetico. Secondo alcuni dati riportati dal report dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, le emissioni di CO2 legate all’energia sono diminuite nell’Unione europea di più del 6%, in Giappone del 3%, mentre negli Stati Uniti sono aumentate di poco più dell’1%. In Cina, per la prima volta dal 1999, si è indebolito il legame tra crescita economica ed emissioni nel settore energetico, in declino nel 2014, scendendo a 1,5 %. In India e nel Sud-Est Asiatico, invece, le emissioni sono aumentate di quasi 290 mt[1] nel 2014. Inoltre in queste aree il legame tra crescita economica ed emissioni resta molto forte (Figura 1).

Figura 1: Variazione delle emissioni di CO2 nel settore energetico per regione, dl 2013 al 2014[2]

FotoEnergy

Per quanto riguarda le previsioni future, secondo alcune statistiche presentate nel corso della conferenza del 16 giugno, circa ¼ dell’approvvigionamento energetico mondiale sarà a basso contenuto di carbonio nel 2030. Le energie rinnovabili costituiranno il 60% dell’aumento delle nuove capacità nel settore energetico; i 2/3 di questo aumento saranno riconducibili alla Cina, USA e India. Il gas naturale sarà l’unico combustibile fossile che aumenta la quota del mix energetico globale e la domanda di carbone totale negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone sarà del 45%. La crescita del consumo di carbone in India, invece, rallenterà di ¼.

Di certo gli impegni climatici per la COP21 non sono pochi e si costituiscono come il secondo passo per soddisfare l’obiettivo globale, tuttavia questi sforzi risulteranno vani senza la piena consapevolezza e il sostanziale coinvolgimento dei comuni cittadini e delle autonomia locali.

[1] MT: Mega-tonnellate (1,000,000 di tonnellate)

[2] Energy and Climate Change – International Energy Agency, report 2015

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