Verso un nuovo patto per l’Europa

di Mirko Lombardi

Mercoledì 17 Giugno, presso il Bozar, centro culturale e di belle arti di Bruxelles, si è svolta la conferenza “Is there a need for a New Pact in Europe?” (c’è bisogno di un nuovo patto per l’Europa?).

La conferenza finale ha rappresentato la conclusione di oltre 30 eventi tenuti in tutta Europa da Dicembre 2014 a Giugno 2015 [1]così come le proposte e le tesi, esposte dagli organizzatori, sono state la sintesi di un intenso sforzo intellettuale svolto da diversi rappresentanti della società civile e politica.

Foto-NuovoPattoEuropa3Il dibattito è stato sviluppato con l’intervento di ospiti eccellenti di varia natura come ex rappresentanti delle istituzioni europee e dei governi nazionali, membri del parlamento europeo, docenti universitari, direttori di centri di ricerca e rappresentanti della società civile; questa composizione eterogenea ha permesso dunque di analizzare nel dettaglio le diverse problematiche che l’Unione attraversa da ogni punto di vista, ma allo stesso tempo ha reso difficile la determinazione di soluzioni concrete.

Dopo una breve presentazione dell’evento e dei suoi obiettivi, l’ex Presidente del Consiglio Europeo “Herman Van Rompuy” ha preso la parola spiegando il percorso intrapreso dal Consiglio nel periodo più buio dell’Unione (2009-2013) dando così un punto di riferimento per la sessione successiva[2], ovvero il dibattito sullo “Stato dell’Unione”, un elenco degli ostacoli che l’UE sta attraversando e che non riesce a risolvere attraverso una vera e propria leadership comunitaria[3].

Da “Enabling Union” a “Supportive Union”: l’importanza di una forte leadership europea


La perdita di consenso pubblico, nonostante la lieve ripresa testimoniata dagli ultimi sondaggi del 2014, non ha raggiunto livelli tali da permettere ai leader Europei di intraprendere azioni di leadership decise che siano in grado di mettere in luce quanto l’Unione e le sue istituzioni siano in grado di risolvere i problemi in maniera efficace.

Il Presidente emerito ha sottolineato il ruolo che l’Unione deve svolgere nei confronti dei cittadini: mentre finora l’Unione ha voluto rappresentare un’opportunità, mostrandosi come una “Enabling Union”, l’attuale Commissione dovrà dare un nuovo impulso alla “visione” dell’Europa intraprendendo politiche attive di “protezione” dei cittadini europei. Il passaggio da un’unione delle opportunità ad una “Supportive Union” non può prescindere dalla “caring dimension” (dimensione solidale attiva) che l’Unione deve rappresentare.

Le conseguenze del passaggio da una politica “negativa”, ovvero rendere i cittadini “liberi da…” una qualsiasi barriera imposta da egoismi o interessi nazionali, ad una politica “positiva”, cioè rendere effettivamente i cittadini “liberi di…”, avrebbero un impatto largamente positivo sul consenso pubblico, ma incontrerebbero inevitabilmente le resistenze dei governi nazionali. La strada maestra, per questa soluzione, ad avviso di Van Rompuy, sembra essere quella della leadership europea, concetto anch’esso lontano dalla percezione comune. La rivitalizzazione dunque di una leadership europea sarebbe in grado di rappresentare un faro per i cittadini (stati nazionali compresi) ed una garanzia di forza e stabilità per gli attori economici ed investitori extra-europei, fondamentali per l’uscita dalla stagnazione.

Chiarezza a favore di un’unione partecipativa


Foto-NuovoPattoEuropa4Gli eventi nazionali alla base della conferenza hanno evidenziato chiaramente l’esigenza di estendere il dibattito oltre la ristretta elitè interessata includendo dunque i cittadini comuni e la società civile. La questione “democratica” di una maggiore partecipazione alle tematiche comunitarie è da tempo sul tavolo degli attori sociali (società civile, movimenti e partiti politici), ma gli ostacoli che rendono effettivo un processo di partecipazione “diffusa” non sono solo di tipo istituzionale, inerenti ai processi decisionali dell’Unione, alla formazione delle norme e alla distribuzione dei poteri delle istituzioni. Il gap che si evidenzia è quella di una crisi dalla “narrativa sull’Europa a livello nazionale”.

Questo declino narrativo ha le sue radici soprattutto nella crisi economica e sociale che ha automaticamente reso ancora più netta la linea di demarcazione percepita dai cittadini che mette in antitesi i concetti di amico/nemico, nord/sud, creditori/debitori, ovest/est, giovani/adulti.

Il consolidamento di queste divisioni hanno portato ad interpretazioni divergenti sulle cause della crisi economica, sociale ed istituzionale dell’Unione contribuendo a rendere il campo di discussione frammentato e instabile, incapace di far emergere almeno pochi punti fissi utili all’elaborazione di un nuovo processo d’integrazione.

Il risultato che ne consegue è la naturale percezione dei cittadini dell’incapacità dell’Unione di risolvere problemi non supportato da una chiarezza sulle prospettive dell’integrazione europea.

Stato dell’Unione e sfide strategiche


Foto-NuovoPattoEuropa2La frammentazione delle condizioni economiche e sociali dei membri dell’Unione rappresentano terreno fertile per la proliferazione, nonché per l’aumento di consenso, dei movimenti/partiti euro-scettici. La domanda che ci si deve porre dunque è quanto l’integrazione europea sia ancora vantaggiosa per tutti, considerato che euroscettici e non euroscettici reputano l’operato dell’Unione lontano dall’essere soddisfacente.

Gli intervistati hanno voluto indirizzare il dibattito in modo ottimistico, analizzando i punti fermi positivi sul quale l’Unione può consolidare la sua opportunità ad esistere e svilupparsi.

In primis, si è sottolineato come gli effetti positivi che progetti di ampio respiro saranno implementati nell’imminente futuro, siano sottostimati. In particolare, numerosi ospiti, hanno sottolineato più volte l’importanza delle seguenti azioni:

  • L’Unione energetica (http://ec.europa.eu/priorities/energy-union/index_en.htm);
  • L’Unione bancaria con il “Meccanismo unico di supervisione” e il “Meccanismo di decisione singolo” (http://ec.europa.eu-finance/general-policy/banking-union/index_en.htm);
  • Il TTIP, l’accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Le conseguenze di queste azione avranno dunque un duplice effetto: quello di dare slancio all’integrazione europea e quello di apportare benefici diretti ai cittadini, conseguenze interconnesse tra loro per il quale sarebbe auspicabile procedere.

Secondo, l’Unione Europea è stata, ed è più che mai ora, una soluzione voluta dagli Stati nazionali per affrontare la globalizzazione; sarebbe un errore quindi non valutare il suo operato comparandolo ad una prospettiva globale. Sotto questo punto di vista, l’UE è ancora ben valutata, studiata, ammirata da molte altri parti del mondo.

Opzioni strategiche


Alla luce degli eventi nazionali, della conferenza finale e degli interventi fatti, le opzioni strategiche che devono e possono essere analizzate non sono infinite. I promotori dell’evento ne hanno individuate cinque, ognuna delle quali con la propria ratio, delle misure chiave e un’analisi costi benefici[4].

Per facilitare la comprensione, abbiamo posto le opzioni in ordine crescente sotto il punto di vista dell’integrazione dell’Unione:

  • Cambiare la Logica Più/Meno Europa: c’è l’esigenza di un ripensamento sui fondamenti dell’integrazione;
  • Tornare alle basi: non commettere gli errori del passato e tornare ai principi fondanti;
  • Consolidare le conquiste del passato: se nulla si è rotto, non aggiustarlo;
  • Andare avanti in modo ambizioso: fare di più e farlo meglio;
  • Un balzo in avanti: l’unione economica e politica è la sola risposta.

[1] http://www.newpactforeurope.eu/events/map/

[2]http://www.newpactforeurope.eu/documents/eventsdocs/speech.vanrompuy.17june2015.pdf

[3] http://www.newpactforeurope.eu/events/brussels_event_june2015.php

[4] http://www.newpactforeurope.eu/documents/1st_report_new_pact_for_europe.pdf

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